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Concordia, Schettino in aula: “Una stupidata, la Costa non sapeva”

«Non l’ho fatto per fare un favore alla Cemortan». Oggi a Grosseto è il giorno di Francesco Schettino. Chiamato in aula al Teatro Moderno di Grosseto, sede ad hoc del Tribunale, per sottoporsi all’interrogatorio nel processo sul naufragio della Costa Concordia il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio. Penultimo atto di una vicenda che lo ha visto restare fino all’ultimo come unico imputato, dopo i patteggiamenti di quattro sottoufficiali e di Roberto Ferrarini, capo dell’unità di crisi di Costa. Per lui Procura sarebbe intenzionata a chiedere una pena di oltre 20 anni.

Schettino conferma che al momento dell’impatto la moldava era in plancia di comando insieme al maitre Antonello Tievoli, a Ciro Onorato e altri. In generale, secondo lui, nelle crociere può capitare che gruppi di passeggeri siano ospitati in plancia di comando per osservare la navigazione e le operazioni di governo della nave. «Al massimo è ammessa una dozzina di passeggeri per volta, ma me ne portavano anche 20-30 alla volta, e mai nelle navigazioni sotto costa». Non solo, Schettino dice di ricordare che la direzione commerciale della Costa, per questo tipo di “esperienze”, faceva pagare 50-60 euro, e che è usuale organizzare le visite in plancia nelle crociere in Norvegia dove i passeggeri non escono all’esterno. «La genesi che ha portato al disastro è stata una stupidata», sostiene Schettino, ma poi non precisa quale sia. Probabilmente il passaggio di comando tra il primo ufficiale Ciro Ambrosio e lui stesso. «Ambrosio mi ha passato una pentola bollente in mano», dice.

«L’avvicinamento all’isola favorisce l’aspetto commerciale», ammette l’ex comandante. Anche per questo venne deciso di accostare la Concordia all’isola del Giglio deviando dalla rotta formalmente comunicata alla compagnia. Incalza il pubblico ministero Alessandro Leopizzi: «Costa fu informata del mutamento di rotta?». Schettino dichiara che la navigazione sotto costa si è sempre effettuata. Poi però aggiunge: «Il comandante della nave ha la facoltà di tracciare la rotta, ma non ha nessun obbligo di informare l’armatore. In questo caso, non essendo pianificata la navigazione turistica, come potrebbe essere in un golfo magari prevedendo anche una sosta, ma trattandosi di un’accostata, non ho avvisato nessuno».

Schettino ricorda che i contatti con il comandante in pensione Mario Palombo, che spesso soggiorna sull’isola, e la richiesta del maitre Tievoli lo indussero a decidere per l’avvicinamento al Giglio. Considerato anche l’aspetto commerciale volevo prendere tre piccioni con una fava: fare un piacere a Tievoli, omaggiare l’isola e Palombo e dare un valore aggiunto all’aspetto commerciale della crociera». Aggiunge quindi di aver fatto, in precedenza, un paio di volte un passaggio ravvicinato al Giglio. Quanto alla rotta, ammette di averla approvata e di aver visto la carta nautica su cui era tracciata.

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