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Recensione QUEEN MARY 2 – Short Break Amburgo Southampton

Ho volutamente aspettato qualche giorno prima di scrivere questa review. Da un lato perché ero molto stanco e, a caldo, le mie impressioni sarebbero state inevitabilmente influenzate dall’amore che nutro per questa nave e, sin dall’infanzia, per questa storica compagnia. Dall’altro lato, invece, perché è sempre meglio attendere un attimo, in modo che tutti i ricordi e le sensazioni provate possano amalgamarsi in un racconto credibile e coerente.

Ho già speso fiumi di parole per descrivere cosa significhi per me Cunard Line (le potete leggere nella mia review di Queen Elizabeth). Queen Mary 2, purtroppo per tanti che mi sopportano da tempo, è un mio pallino sin da quando era solo uno schizzo a matita nello studio di Stephen Payne, geniale ingegnere navale che ha avuto il talento e il merito di costruire il transatlantico degli anni duemila. Una nave che si è ritrovata a raccogliere un’eredità quasi bicentenaria che rischiava di scomparire per sempre senza l’intervento di un altro genio, questa volta del marketing: Micky Arison, presidente di Carnival Corporation. Fu lui, sull’onda del grande successo di “Titanic” di James Cameron, ad azzardare la nostalgica idea di costruire una nave che riportasse alla mente i fasti della Golden Era dei transatlantici, rilevando il posto dell’iconica Queen Elizabeth 2 e affrontando il Nord Atlantico e gli oceani del globo terraqueo con l’ausilio delle più moderne tecnologie.
Poteva facilmente rivelarsi un azzardo, una pazzia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gira il mondo intero per tre mesi all’anno e, nel 2014, ha festeggiato la sua duecentesima traversata atlantica. Signore e signori… Queen Mary 2 non ha decisamente bisogno di ulteriori presentazioni.

Da sempre sognavo di salire sulla regina dei mari, ma non ne avevo mai avuto la possibilità. Speravo di poter provare una minicrociera, ma il lavoro dipendente mi impediva di pianificarla: troppe cose da incastonare alla perfezione, troppo poco tempo per farlo. Quest’anno, invece, ho pensato che fosse il momento propizio.

In fase di prenotazione, qualche mese addietro, sono stato costretto a rinunciare agli itinerari da 4-5 notti: la nave era strapiena a causa delle celebrazioni per il 175esimo anniversario di Cunard. Rimaneva una Amburgo-Southampton di due notti. Ho pensato per un nanosecondo di rinunciare anche questa volta, ma la voglia era troppa. Minicrociera e due giorni amburghesi: affare fatto.

Sì, perché Amburgo stessa è naturalmente degna di nota: città stupenda sulle rive dell’Elba, secondo porto fluviale europeo, dove il costo dei collegamenti urbani è ridicolo e la qualità eccellente. Un esempio? 3,10€ vi portano dall’aeroporto al terminal d’imbarco. In metropolitana. Pensate ad alcuni scali italiani e fatevi più di una domanda.

Queen Mary 2 attracca al Cruise Center (ancora in costruzione) di HafenCity, il più recente quartiere della città, dove locali e appartamenti di lusso hanno rimpiazzato i vecchi magazzini portuali fra un canale e l’altro. Appena si sbuca fuori dalla fermata della metro di Überseequartier, il colpo d’occhio è semplicemente straordinario. Se il giorno prima la piccola AIDASol quasi scompariva dietro all’edificio del terminal, Queen Mary 2 occupa l’intero campo visivo dalla punta del molo sino agli avveniristici palazzi del porto nuovo. La prua slanciata, l’iconico fumaiolo rosso e nero e la scritta che campeggia su 345 metri di scafo intrisi di leggenda.

Il nostro orario di imbarco è fissato per le 14:30, ma ovviamente, data l’emozione e l’ansia, siamo arrivati con un consistente anticipo. Niente paura: non esistono numeri di imbarco. Una volta affidati i bagagli al personale preposto, ci viene consegnato il questionario sanitario e, dato che l’imbarco procede spedito, ci viene concesso di salire prima in totale tranquillità. Al desk del check-in, dopo aver registrato la carta di credito e ricevuto la cruise card, la gentilissima amica Jessica ci consegna un boarding pass dove notiamo di avere un altro numero di cabina. Superati i controlli e saliti a bordo, ci siamo recati in reception dove abbiamo scoperto, con enorme felicità, di aver ricevuto un upgrade dell’ultimo secondo a balcony (avevamo un’interna: l’upgrade è stato talmente last minute che abbiamo ritrovato il bagaglio fuori dalla cabina precedentemente assegnata!). È un piccolo privilegio che di solito Cunard concede ai First Time Guest. Sorpresa graditissima, inutile a dirsi!

La cabina 8046 (Britannia) è spaziosa e dispone delle amenità riservate agli ospiti di livello base: mezza bottiglia di vino frizzante in ghiaccio, accappatoio, ciabattine, prodotti per la cura del corpo. Pulita ed elegantissima, dispone di un discreto balcone con vista sul ponte di passeggiata che offre anche un meraviglioso colpo d’occhio sull’aletta di babordo del ponte di comando, dove riusciamo a scorgere il capitano Christopher Wells. Ponte di comando, tra l’altro, visibile dietro a un vetro durante i giorni di navigazione (9:00-16:00).

Che dire sulla nave? A stento riuscivo a trattenere le lacrime! Queen Mary 2 ha una bellezza e un’eleganza senza tempo. Potrebbe essere definita come un enorme salotto in mare, privo di qualsivoglia commercialata (nessuno insiste se non volete essere fotografati, ad esempio). La sensazione è quella di un lusso alla britannica, da pacca sulla spalla fra “seasoned travellers”: si ha la sensazione di far parte di una grande famiglia, con gli annunci di bordo dati direttamente dal comandante e nessuna sensazione di disagio o coprifuoco serale nonostante il dress code. Indossare una giacca, dopo le 18, pare un gesto naturale proprio perché è il contesto a richiederlo. Anche nel caso dell’informal night, con cravatta opzionale per i signori. Per il resto della giornata, liberissimi tutti.

Verso le 17 la nave stacca gli ormeggi e salpa da Amburgo fra (costosi) brindisi di Veuve Clicquot, compiendo un’evoluzione di 360 gradi nel fiume Elba. La cornice della partenza è superba, con frotte di persone a salutare il transatlantico dalle banchine e il memorabile omaggio che, in occasione di tutte le traversate atlantiche (la nave partiva per la traversata del 175esimo anniversario di Cunard), viene tributato a QM2 dal lussuoso hotel Louis C. Jacob: drappi bianchi vengono sventolati dell’albergo al suono di inni e salve di cannone, mentre Lei risponde con la memorabile sirena copia di quella dell’originale Queen Mary. Un’esperienza davvero singolare, così come la navigazione fluviale a bordo di un simile gigante dei mari.

Arrivati in mare aperto all’altezza di Cuxhaven, con la nave che vira a sinistra verso l’Inghilterra costeggiando Germania, Olanda, Belgio e Francia, ci rechiamo allo scenografico ristorante Britannia per la cena, servita al secondo turno delle 20:30. La qualità del ristorante cosiddetto standard è eccellente: se non desiderate vino, inoltre, l’acqua (con ghiaccio) vi viene costantemente rabboccata gratis. Le pietanze, come su tutte le navi anglosassoni, si compongono di antipasto, piatto principale e dessert, con la possibilità di prendere più portate, il piatto dei formaggi e di scegliere anche fra le alternative “healthy” proposte dalla SPA Canyon Ranch. Molta varietà, ottime portate vegetariane e bistecche squisite. Caffè americano o tè in chiusura, con ulteriori dolcetti. Non abbiamo provato né il ristorante di specialità Todd English (con menù alla carta o degustazione da 30$) né le aree tematiche del buffet a sovrapprezzo, ma quest’ultimo si è rivelato a sua volta eccellente e variegato. Strepitose le colazioni, con delle omelette davvero memorabili. Degna di nota, per quanto mi riguarda, la presenza di bicchieri di vetro e tovaglioli di carta, un tocco che non avevo mai trovato prima: dettaglio da crociera premium, ovviamente, così come i cioccolatini sui cuscini (tre cuscini a testa, due per dormire e uno per il divano) prima della nanna.

La giornata di navigazione successiva ci accoglie con uno splendido sole e una temperatura esterna di circa trenta gradi. E ci troviamo nell’appendice meridionale del Mare del Nord, non nel Mediterraneo! Ne approfittiamo per dedicarci alla palestra e al relax, con il consueto tuffo in piscina seguito da idromassaggio. A indicarci il mezzogiorno esatto ci pensa la nave, con l’immancabile colpo di sirena.

Dopo una breve visita all’auditorium/planetario Illuminations, presso il quale abbiamo assistito a un interessante seminario di astronomia del programma Cunard Insights e il pranzo al buffet, decidiamo di recarci all’irrinunciabile evento per ogni appassionato di questa compagnia: il tè pomeridiano, tipicamente British.

Viene servito nella Queens Room in un turno unico dalle 15:30 alle 16:30. Il nostro consiglio, per non restare tagliati fuori e doversi recare al ristorante o al buffet, è quello di mettersi in coda almeno trenta minuti prima dell’apertura delle porte della grande sala. Vi chiederete: ma ne vale la pena, per un tè? La risposta è, ovviamente, sì.

Si capisce molto rapidamente che il tè è soltanto il comprimario in un fiabesco rituale fatto di camerieri in guanti bianchi, musica soft, classe e cibo in quantità abnormi! Dalle tartine salate ai celeberrimi scone (le focaccine dolci che si sposano perfettamente con panna e marmellata): le vostre papille gustative vi ringrazieranno, anche se non sopportate il tè (non è infatti necessario berlo!).

Durante la pausa, veniamo avvicinati dal nostro cameriere del ristorante che, in modo del tutto informale, si avvicina per fare quattro chiacchiere. Questo è un altro aspetto che colpisce molto: dato l’ottimo rapporto equipaggio/passeggeri, con una proporzione che rasenta 1:2, il servizio viene percepito come estremamente personale e dedicato. Lo steward di cabina vi chiama addirittura col vostro nome prima che ci entriate!

Capitolo intrattenimento. Il target di Cunard, ovviamente, è un pubblico decisamente maturo: questo non necessariamente significa vecchio, in quanto non mancavano coppie di nostri coetanei o giovani famiglie con bambini. Il tutto in un clima estremamente rilassato e lontano dal chiasso della tipica crociera mass-market mediterranea. In estrema sintesi: se volete staccare la spina, rilassarvi e spegnere il cervello (o tenerlo acceso con libri, parole crociate, sudoku e seminari!) per una settimana o più, questa è la compagnia/nave che fa per voi, anche se non siete appassionati di transatlantici e storia navale. Molto belli anche gli spettacoli a teatro, di taglio classico e condito da brillante humour nel caso dei due pianisti della prima sera.

La nostra brevissima (ahimè) vacanza si chiude nella piovosa Southampton, avvolti dalla nebbia di prima mattina che si posa sul leggendario Solent: il braccio di mare che ha visto navi del calibro del Titanic o di Queen Elizabeth 2, giusto per citarne un paio che racchiuda un ideale percorso verso i nostri giorni. Arrivederci, nave dei sogni. E speriamo che la prossima volta (perché non finisce ovviamente qui) tu possa condurci verso la Grande Mela!

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