Siamo alle firme: questo è quanto dichiarano tanto Morace quanto Franza, i patron rispettivamente di Ustica Lines e Caronte & Tourist, che insieme rileveranno la Siremar, l’ex controllata di Tirrenia che garantisce i collegamenti con le piccole isole siciliane. Sembra finalmente concludersi l’odissea senza fine che aveva reso l’ex compagnia regionale siciliana una vera terra di nessuno, affidata d’ufficio alla Compagnia delle Isole in base ad un procedimento poi dichiarato illegittimo.
Ma ripercorriamo insieme la vicenda, cercando di fare chiarezza sul perché, a distanza di quasi quattro anni dalla privatizzazione della Tirrenia, solo ora si sia giunti ad un punto fermo e definitivo.
All’alba della privatizzazione della ex compagnia marittima di stato, rilevata in C.I.N., fu deciso che Compagnia Italiana di Navigazione, anch’essa passata da poco a Moby dopo alterne vicende, avrebbe dovuto avere come core business i soli collegamenti di lungo raggio con Sicilia e Sardegna; le controllate Siremar, Saremar, Caremar e Toremar, che da sempre si occupano di garantire la continuità territoriale con i rispettivi arcipelaghi regionali, sarebbero passati in mano alle rispettive regioni, le quali avrebbero a loro volta indetto una gara pubblica per affidare il servizio (e la flotta) ai privati. E così fu subito per Toremar, acquisita da Moby, e Caremar, in mano dapprima ad una cordata con a capo Medmar ed ora controllata dalla Snav di Aponte. Se sulla Saremar la situazione è ancora in via di definizione (la flotta è ormai di proprietà della compagnia Delcomar, ma entro il 30 Marzo 2016 devono essere presentate le offerte da parte dei privati interessati a garantire le rotte della compagnia sarda), hanno fin da subito fatto eccezione due casi.

Il primo riguarda le Isole Tremiti: le Diomedee fanno parte della Regione Puglia, ma nel Gargano non esiste alcun porto in grado di poter ospitare un traghetto: non a caso la continuità territoriale è sempre stata garantita dal porto di Termoli, che però a sua volta fa parte della Regione Molise. Per superare questo “conflitto” tra regioni, si è deciso che San Domino e San Nicola fossero collegate alla terraferma direttamente da Tirrenia, compagnii nazionale al di sopra di qualsiasi interesse regionale o meno.

Il secondo è relativo all’arcipelago delle Isole Pontine: Ponza e Ventotene fanno parte della Regione Lazio ma il collegamento è sempre stato garantito dalla Caremar fin quando questa era una controllata di Tirrenia; ma, in virtù della privatizzazione, ciò non poteva più valere poiché non poteva una compagnia regionale campana garantire un collegamento con un arcipelago che non fosse all’interno del proprio territorio. Di qui la neonata Laziomar.

La questione dei collegamenti con le piccole isole siciliane fin da subito si è rivelata una strada irta di insidie per chiunque volesse, da privato, acquisire la Siremar; mentre Toremar, Saremar, Caremar, Laziomar e Tirrenia per le Tremiti devono garantire collegamenti di breve raggio, la questione siciliana è un unicum molto difficile da dipanare. Le distanze tra alcune delle piccole isole e l’isola grande sono abissali: la distanza tra Trapani e Pantelleria è maggiore di quella tra Livorno e Bastia, così come per raggiungere Lampedusa da Porto Empedocle o le Isole Eolie da Napoli si percorre una distanza maggiore di quella che intercorre tra Civitavecchia ed Olbia; gli arcipelaghi sono molto più numerosi e spesso i traghetti, che per coprire certe distanze devono essere grandi, capienti ed in grado di far navigare in tutta tranquillità i passeggeri anche la notte (pertanto dotati di ristoranti e cabine), si trovano a far manovre in porti piccoli, spazi angusti e dalle infrastrutture pressochè inesistenti, dopo aver affrontato tratti di mare (uno su tutti il Canale di Sicilia) che spesso non sono il massimo della tranquillità inquanto a correnti e venti.

Ma la questione si è ancora più intricata quando si è saputo il modo in cui la Siremar era passata alla Compagnia delle Isole: il suo armatore, Salvatore Lauro, è a capo della società Mediterranea Holding, il cui capitale è a maggioranza della Regione Sicilia. Pertanto per potersi assicurare il controllo della Sicilia Regionale Marittima (di qui il nome Si.re.mar.), Lauro aveva ottenuto una fidejussione da parte della Regione Sicilia stessa, allora presieduta dall’ex governatore Lombardo. Con gli anni, tanto in Consiglio di Stato quanto il TAR hanno sentenziato l’illegittimità di tale procedura: una fidejussione ricevuta da un ente statale come una regione è da considerarsi aiuto di stato, perciò la procedura attraverso la quale Siremar passò a Lauro è da ritenersi non valida.

Pertanto la mano passa a chi aveva garantito gli stessi standard e servizi, ma con capitale interamente privato. Morace, a capo della Ustica Lines, da sempre in prima linea per i collegamenti rapidi e veloci, si occuperà dei trasporti su aliscafo; sarà Franza, leader nel settore dei trasporti con veicoli al seguito con la sua Caronte & Tourist, ad occuparsi del ramo dei traghetti.

Ora che la questione è giuridicamente sancita, si potrà passare al refitting del naviglio che, al di là degli adeguamenti previsti per legge, dovrà provvedere a rinnovare gli interni delle proprie navi ed adeguarli agli standard europei.

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