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Anniversario Moby Prince, Videonavi intervista Luchino Chessa

A 25 anni dall’incidente, la notte del 10 Aprile del 1991, si è deciso di aprire una nuova commissione di inchiesta per far luce sulle dinamiche di quella notte.
Tommaso ha intervistato il figlio del Comandante del Moby Prince, Luchino Chessa.

 

T: “2016, forse l’anno decisivo per far luce sul caso Moby Prince. Qualche mese fa commentò a “L’Espresso” l’apertura dellla commissione di inchiesta da parte del Senato dicendo che “Il fatto che oggi si decida di aprire una commissione di inchiesta, vuol dire che le risposte giudiziarie non hanno convinto neppure la politica”. Crede che si possa far luce una volta per tutte su questa vicenda? E’ fiducioso?

L: “Si, siamo molto fiduciosi anche perché noi stessi come familiari abbiamo caldeggiato il nascere di questa commissione. E’ chiaro per noi è diventata l’ultima spiaggia per riuscire ad avere la verità…”

T: “La nebbia, la collisione, i soccorsi che si concentrano sull’Agip Abruzzo e “non vedono” il Moby Prince…
Ad oggi lei è riuscito a farsi un’idea precisa sulle dinamiche di quella notte?”

L: “Anche noi non abbiamo la verità in tasca perché sennò avremmo risolto il caso. Sicuramente non c’era la nebbia, questo è un dato di fatto ormai. Sicuramente il Moby Prince non era andato in collisione contro la petroliera ma era in fase indietro di manovra e ancora il discorso dei soccorsi, ormai è un dato di fatto che sulla Moby c’era gente viva probabilmente sei o sette ore dopo la collisione… Sono stati lasciati li a morire senza che venisse fatto qualcosa per andare a bordo per mettere in atto qualcosa per salvarli”.


T: “Cosa si augura accada con questa nuova commissione di inchiesta e cosa augura a tutti gli altri parenti delle vittime del Moby Prince?”

L: “Mi auguro che venga accertata la reale dinamica dei soccorsi. Che finalmente si metta un punto su questo aspetto. Perché nei vari processi il punto sulla morte dei passeggeri sul traghetto è stato un punto di forza per non implicare anche i soccorsi come l’incendio o altro… E poi è fondamentale la ricerca  dei tracciati radar e delle immagini satellitari di quella notte che sono veramente la base sulla quale poter mettere una pietra su quello che è stato detto fino ad adesso”.

 

Per Livorno domani sarà il giorno del ricordo: alle 10 la messa con il vescovo alla Fortezza Vecchia, poi l’inaugurazione di una scultura di metallo e ruggine che ricorda la sagoma-prigione di quel traghetto incendiato diventato la tomba di passeggeri e lavoratori della Moby.

In una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda le vittime del Moby Prince e scrive:  “A 25 anni dal più grave incidente della navigazione civile italiana, desidero rinnovare il più deferente ricordo delle 140 vittime della Moby Prince, diretta la sera di quel 10 aprile 1991 verso Olbia e, insieme, esprimere la mia vicinanza a tutti i familiari. Il loro dolore resta indelebile e negli anni ha alimentato l’aspirazione civile a una autentica rappresentazione dei fatti, capace di scrutare oltre la nebbia che contribuì alla tragedia; la perdita di vite umane ha un peso incommensurabile. La circostanza che il rogo assassino sia avvenuto nella rada di Livorno, non lontano dal porto, e che il soccorso sia riuscito nel salvataggio di una sola persona, costituisce una lacerazione tuttora aperta, di cui è giusto e doveroso tener viva la memoria. La città di Livorno, che della tragedia è stata testimone, ha la passione e l’umanità per non dimenticare”.


Un ringraziamento particolare a Luchino Chessa per averci concesso l’intervista.

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Admin Videonavi

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Sono nato nel 1988 nella provincia di Torino. Appassionato di navi fin dai primi anni di vita, dal 2009 ho deciso di condividere con il popolo del web il mio interesse, costruendo giorno dopo giorno un sito che possa essere utile a chi decide di navigare, per vacanza, per lavoro o per passione. Mi sono occupato per molti anni della creazione di contenuti multimediali (video, web e grafica). Oggi lavoro nel turismo.