Le balene sono i giganti del mare che abitano in tutti i bacini oceanici. Nei nostri mari, in particolare nel Santuario Pelagos, i grandi ospiti sono le balenottere comuni. Secondo gli studi più recenti, questi grandi animali sono in grado di assorbire in media 33 tonnellate di CO2 in un anno. Per fare un paragone, un albero di medie dimensioni ne toglie circa 20 chili.

E non solo. Alla fine dei suoi anni di vita (che arrivano ad essere una sessantina), la carcassa della balena si porta tutta la CO2 immagazzinata sul fondo degli oceani, dove vi rimane per secoli. Non di meno importanza è l’intero ecosistema della balena: la sua digestione produce escrementi ricchi di ferro e azoto che, sparsi in giro per i mari e gli oceani, sono il primo fertilizzante cruciale per lo sviluppo del grande e vero assorbi-CO2: il fitoplancton. I biologi hanno infatti rilevato che il plankton è tanto più abbondante, quante più balene ci sono nei dintorni.

L’equazione, insomma, è: più balene, più plancton, meno effetto serra. Se si riuscisse a riportare il numero delle balene in circolazione ai 4-5 milioni che sguazzavano nei mari nell’era precedente alle baleniere, l’impatto sul cambiamento climatico sarebbe massiccio. Vale la pena di invitare le compagnie (come in parte già avviene in alcune aree del Mediterraneo) ad evitare le aree in cui pascolano abitualmente le balene. Avere anche solo l’1 per cento in più di plancton nei mari significa assorbire centinaia di milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Come se, ogni anno, apparissero di colpo  2 miliardi di alberi adulti.

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